A.Ga.Bi.
Associazione Italiana Amatori Gatto Sacro di Birmania
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Veterinario on line  

In questa pagina saranno inseriti articoli di interesse generale sulla salute dei nostri felini:

Peritonite Infettiva Felina (FIP)
Passaporto Sanitario
10 Luglio 2004 - Primo incontro AGaBi di Genetica e Veterinaria
MEN Malattia Emolitica Neonatale
MAMMA B – MASCHIO A? VADEMECUM ANTI MEN

 

E' possibile inviare domande specifiche al Dr. Ezio Capra - esperto veterinario e profondo conoscitore del Birmano - che si è gentilmente offerto per questo servizio. 
I tuoi quesiti possono essere inviati via e-mail oppure inseriti nel Forum.
Se hai articoli o link da segnalare scrivici.

Se sei socio A.Ga.Bi. puoi inoltre richiedere consulenze telefoniche al Dr. Capra nei seguenti orari:
dal lunedì al venerdì dalle 14.00 alla 16.00
.

 

Allevatori: attenzione alla "MEN" malattia emolitica neonatale. Se decidete di fare riprodurre la vostra gatta, chiedete prima al veterinario di eseguire un test per determinare il gruppo sanguigno. Se risulterà  B, potrà essere accoppiata solo con gatti dello stesso gruppo (B).

MEN - malattia emolitica neonatale  da incompatibilità nell’ambito del sistema A-B

 Nei felini esistono tre principali gruppi sanguigni, in ordine di frequenza:

 A      – Il genotipo sarà AA oppure AB (l’allele A è dominante sul B)

B      – Il genotipo sarà sempre BB (l’allele B è recessivo)

AB   – Il genotipo sarà ABAB oppure ABB

 Solo le madri portatrici del gruppo B fabbricano anticorpi contro gruppi sanguigni diversi dal proprio (A oppure AB). Questi anticorpi verranno trasferiti ai cuccioli con il colostro, cioè con il latte che viene secreto nei primi tre giorni dopo il parto, e saranno responsabili della malattia emolitica neonatale.

 

La malattia presenta numerosi quadri clinici, che possono sensibilmente variare in cucciolate diverse della stessa femmina e da un soggetto ad un altro della stessa cucciolata.

La gravità della sintomatologia è proporzionale alla velocità di insorgenza. Tutto dipende dalla quantità di anticorpi fabbricati dalla madre che passa nel latte e viene assorbita a livello intestinale dai cuccioli (per l’assorbimento occorrono da 36 a 72 ore) . Più il tasso anticorpale è alto e più in fretta la malattia porterà all’exitus, più il tasso anticorpale è basso più i cuccioli avranno possibilità di superare la crisi.

Nelle forme acute: i cuccioli nascono perfettamente normali ma smettono precocemente di alimentarsi e muoiono in un lasso di tempo che va da pochi giorni a qualche settimana.

Nelle forme subacute: i cuccioli, nati perfettamente normali, dopo alcuni giorni manifestano sintomi vascolari o neurologici che possono portare a necrosi delle estremità (naso, orecchie, coda, dita, testicoli) e a segni di encefalopatia.

Il quadro clinico in una piccola percentuale di casi può risolversi spontaneamente in pochi giorni senza lasciare sequele.

 

PROFILASSI

 E’ fondamentale conoscere il gruppo sanguigno della gatta che si vuole fare riprodurre.

 Se la gatta è di gruppo A o AB non vi sono rischi.

 Se la gatta è di gruppo B per evitare l’insorgenza di MEN potrà essere accoppiata solamente con maschi dello stesso gruppo B.

 Se l’accoppiamento tra femmina di gruppo B e maschio di gruppo A o AB vuole essere ugualmente effettuato bisogna evitare che i cuccioli prendano il latte dalla madre, almeno per i primi tre o quattro giorni, dandoli a balia ad una femmina di gruppo A o utilizzando l’allattamento artificiale.

 

         FEMMINA                               +                                    MASCHIO

 

         B/B                                                                             A/A

                                                        ½

                                             100% A/B M

 

         B/B                                                                             B/B

                                                        ½

                                               100% B/B

 

         B/B                                                                             A/B

                                                        ½

                                     50% B/B         50%A/B M

 

         B/B                                                                             A/AB

                                               ½         ½

                                     50% AB/B         50%A/B M

 

         B/B                                                                             AB/B

                                               ½         ½

                                     50% B/B   50% AB/B M

 

         B/B                                                                             AB/AB

                                                        ½

                                              100% AB/B M

 

 

         FEMMINA                               +                                    MASCHIO

 

         A/A                                                   A/A o A/B o A/AB o AB/AB o B/B

                                                       ½

                                               100% gruppo A

 

         A/B o A/AB                                                                            A/A

                                                        ½

                                               100% gruppo A

 

         A/B o A/AB                                                                   A/B o A/AB

                                               ½                          ½

                                     75% gruppo A      25% gruppo B o AB

 

         A/B o A/AB                                                                            B/B

                                               ½                          ½

                                     50% gruppo A      50% gruppo B o AB

 

         A/B o A/AB                                                                   AB/AB o AB/B

                                               ½                          ½

                                     50% gruppo A      50% gruppo B o AB

 

         AB/AB o AB/B                                                    gruppo A, B o AB

                                                        ½

                                               gruppo A, B o AB

Vedi anche:
MAMMA B – MASCHIO A? VADEMECUM ANTI MEN

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Il 10 Luglio 2004 h 16.00 al Palasesto Sesto San Giovanni (MI)
si è tenuto il primo Incontro AGaBi di Genetica e Veterinaria

Sinceri ringraziamenti ai relatori che hanno fornito preziose informazioni agli allevatori presenti all'ìncontro.

Dott. Alessia Grasso
Tecniche ecografiche e Malattia del Rene Policistico

Dr.ssa Monica Manera
Riproduzione

Dott. Raffaella Capobianco
Vaccinazioni, malattie virali e batteriche.

Dott. Franca Gabriele
Genetica e principi basilari di allevamento del Birmano.

Dott. Maurizio Garrone
Strabismo nei gatti con gene himalaiano.
Definizione e cenni di anatomia, fisiopatologia dello strabismo concomitante, funzioni della corteccia cerebrale, con particolare riguardo all'anomalia del corpo genicolato laterale e delle sue proiezioni alla corteccia visiva occipitale. Si è elencato alcune caratteristiche anatomico-morfologiche che possono favorire lo strabismo e si è concluso sottolineando l'importanza di escludere dal ciclo riproduttivo quei gatti che dovessero manifestare tale difetto.

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PASSAPORTO


Nel 2003 l’Unione Europea, allo scopo di armonizzare il controllo dei rischi sanitari legati alla circolazione in Europa degli animali da compagnia, rischi legati fondamentalmente al virus della Rabbia, ha introdotto un nuovo documento: il passaporto.
Il Ministero della Salute italiano l’ha reso obbligatorio a partire dal 1/10/2004.
Questo documento si riferisce quindi agli spostamenti intracomunitari di cani, gatti, furetti.
Il passaporto viene rilasciato dal Servizio Veterinario della ASL competente per la residenza del proprietario dell’animale. E’ indispensabile che quest’ultimo si presenti munito di documento in corso di validità nonché di codice fiscale.
I gatti devono essere muniti di un sistema di identificazione a trasponder, cioè di un piccolo microchip inserito nel lato sinistro del collo. Questa operazione (si tratta di una semplice iniezione) può essere effettuata presso l’ASL o da un medico veterinario autorizzato.
Ricordo che la FIFE ha stabilito che il microchip sarà obbligatorio per iscrivere un gatto nel Libro Origini a partire dal 1/1/2007.

Per espatriare è anche necessario che il gatto sia stato vaccinato contro la Rabbia da più di 20 giorni e da meno di 11 mesi; se la vaccinazione costituisce un richiamo di quella precedente non è necessario osservare il termine di attesa di 20 giorni. La profilassi non è richiesta per i gatti al di sotto dei tre mesi di età.
La vaccinazione contro la Rabbia deve essere segnata sul passaporto: la prima volta, cioè al momento del rilascio, dai veterinari dell’ASL, i richiami successivi possono essere segnati dallo stesso veterinario curante. Questo almeno per ciò che riguarda i Paesi facenti parte della Comunità Europea, mentre per i Paesi extra-CE (Svizzera, Croazia, Slovenia ecc.) la certificazione ufficiale dell’avvenuta vaccinazione antirabbica deve sempre esser effettuata presso l’ASL.
Per l’espatrio verso Regno Unito, Irlanda, Svezia e Malta valgono norme ancor più restrittive. Il gatto deve anche essere sottoposto ad un test sierologico che titoli gli anticorpi neutralizzanti contro il virus della Rabbia effettuato almeno 30 giorni dopo la vaccinazione e 6 mesi prima dello spostamento per Irlanda, Gran Bretagna e Malta, 120 giorni dopo la vaccinazione per la Svezia.
Occorre inoltre che sia stato effettuato un trattamento contro le zecche e contro l’echinococco.
Per l’espatrio verso altri Paesi extra-CE è opportuno chiedere ai Servizi Veterinari dell’ASL di appartenenza.

Dott. Ezio Capra
Medico veterinario
Vice presidente A.Ga.Bi.

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Peritonite Infettiva Felina (FIP)

La Peritonite Infettiva Felina (FIP) è una malattia sostenuta da coronavirus felini (FCoV). Nella gran parte dei gatti, i FCoV non causano patologia: vivono nell’intestino e vengono trasportati nell’organismo dai normali monociti del sangue. La trasmissione dei virus da gatto a gatto avviene attraverso le feci e per contaminazione fecale dell’ambiente, ed è quindi più probabile negli ambienti dove sono presenti numerosi animali (allevamenti, colonie, ecc…). In tali ambienti ci sono infatti alte percentuali di gatti sieropositivi e che eliminano FCoV con le feci: Il 10-15% dei gatti eliminano sempre il virus, il 70-80% lo eliminano periodicamente a causa di continue re-infezioni, e il 5% circa (gli animali “immuni”) non lo elimina mai.
Durante la loro replicazione intestinale i FCoV possono mutare e dare origine a varianti molto patogene, in grado di indurre la FIP. La probabilità di mutazione aumenta se è elevato il tasso di replicazione, e quindi la probabilità di comparsa di FIP è tanto maggiore quanto più è numeroso l’allevamento. E’ stata evidenziata anche una predisposizione ereditaria allo sviluppo di FIP ed è noto che l’immunosoppressione (es: stress, sovraffollamento, infezioni intercorrenti, interventi chirurgici, farmaci steroidei) predispone allo sviluppo della malattia.
I FCoV patogeni differiscono da quelli intestinali in quanto riescono a replicarsi nei monociti e nei loro derivati, i macrofagi. I virus mutati inducono una risposta infiammatoria che può portare a lesioni della rete capillare che riveste le cavità corporee oppure all’intervento di altre cellule infiammatorie. Nel primo caso si sviluppa la forma “umida” o “effusiva” di FIP, caratterizzata dall’accumulo di liquidi nell’addome o nel torace, mentre nel secondo caso compaiono lesioni nodulari in uno o più organi e la forma viene definita “secca” o “non effusiva”. In entrambe le forme sono poi presenti altri sintomi non specifici come febbre, dimagramento, crescita stentata, e, frequentemente, sintomi neurologici e/o oculari.
A parte l’esame istologico degli organi colpiti, non esistono test in grado di confermare un sospetto clinico di FIP. In caso di sintomi sospetti è opportuno esaminare il segnalamento (la FIP si sviluppa di solito in gatti di età tra inferiore a 18 mesi o superiore ai 10 anni) e la storia clinica (età, ambiente di provenienza, fenomeni stressanti, sintomi e decorso compatibili con FIP) nonché utilizzare un pannello di esami composto dall’esame emocromocitometrico, che evidenzia modica anemia e diminuzione dei linfociti, l’elettroforesi delle proteine, che evidenzia aumento di proteine totali, alfa e gamma globuline ed il dosaggio della alfa1-glicoproteina acida (AGP), che aumenta. Nella forma umida si può anche esaminare il versamento, che appare giallo e denso, ha un elevato peso specifico ed è ricco di proteine e -globuline. Sul versamento si possono anche eseguire esami citologici che rivelano un quadro infiammatorio e che possono essere usati per ricercare i FCoV all’interno dei macrofagi mediante immunofluorescenza o immunoistochimica. Nelle forme secche è invece altamente diagnostica l’evidenziazione diretta delle lesioni su campioni d’organo (es. fegato o rene) raccolti mediante biopsia eventualmente corredata da immunoistochimica per FCoV positiva, ma spesso le condizioni generali del soggetto sconsigliano anestesia e prelievo bioptico.
La sierologia (ELISA, immunofluorescenza, ecc..) o la PCR (Polymerase Chain Reaction, tecnica che evidenzia il genoma del virus) eseguiti sul sangue possono solo dire se un gatto ha il FCoV o no, ma non se il virus presente è quello intestinale o quello mutato. Al contrario, nelle fasi conclamate della malattia i gatti possono risultare sieronegativi perché gli anticorpi sono “sequestrati” nelle lesioni. I titoli anticorpali possono invece risultare elevati anche in assenza di malattia in cuccioli che hanno ricevuto anticorpi dalla madre o in gatti di allevamento dove, a causa delle continue re-infezioni, i titoli fluttuano nel tempo. Tutte queste caratteristiche rendono sierologia e PCR inutili per la diagnosi nei gatti malati, ma indispensabili per monitorare la diffusione del virus in allevamento e quindi, in ultima analisi, per prevenire la comparsa della malattia. Non esistono infatti vaccini efficaci e sicuri per la FIP per cui l’unico modo per prevenire la FIP, oltre al rispetto di buone norme igieniche (il FCoV è sensibile ai più comuni disinfettanti ed alla candeggina) è abbassare la probabilità di mutazione del virus e quindi abbassare o meglio eliminare la carica virale. Questo scopo può essere raggiunto isolando gli animali sicuramente negativi da quelli sicuramente positivi e visto che sia i gli anticorpi che il virus nelle feci possono fluttuare nel tempo, l’unico modo per classificare come “sicuramente” positivo o negativo un animale è eseguire ripetutamente (una volta al mese per almeno sei mesi) PCR sulle feci e sierologia sul sangue. Fino a che questo protocollo non è terminato, gli animali dovrebbero essere tenuti tutti separati l’uno dall’altro, per poi raggruppare tra loro solo i gatti sempre negativi. Le gatte gravide a termine vanno isolate e i gattini vanno svezzati entro le 4 settimane (quando sono ancora protetti dall’immunità colostrale), portati in un ambiente FCoV negativo e testati sierologicamente a 12 settimane per verificare se sono effettivamente rimasti sieronegativi.
Nessuna terapia a tutt’oggi è ritenuta efficace in corso di FIP. Cortisonici, interferone e/o altri immunomodulatori hanno fornito risultati contrastanti. E’ buona pratica effettuare terapie di supporto scelte in base alle condizioni generali dei soggetti ed optare per l’eutanasia quando anche le terapie palliative non riescono più ad alleviare i sintomi.

Saverio Paltrinieri, DVM, PhD, dipl ECVCP
Dipartimento di Patologia Animale, Igiene
e Sanità Pubblica Veterinaria
Sezione di Patologia Generale Veterinaria
e Parassitologia
Università di Milano
Via Celoria 10 -  Milano

Esami che si possono eseguire:
- Per animali con sospetta FIP in corso
- esame emocromocitometrico
- elettroforesi delle sieroproteine
- esami ematochimici per funzionalità organi
- dosaggio AGP
- esame versamento per FIP
- esame sierologico FIP su sangue
- Per monitorare la diffusione del virus in allevamento
- esame PCR sulle feci
- esame sierologico FIP su sangue

 
 

L'Agabi  sostiene la ricerca veterinaria sulla FIP (peritonite infettiva felina - clicca qui per maggiori informazioni), inviando un
contributo ai gruppi di ricerca che si dedicano allo studio di questa patologia.
I soci che volessero dare il loro sostegno potrebbero aggiungere
all'importo della
quota annuale quello della propria donazione, sul medesimo bollettino postale, inviandone per conferma fotocopia o fax o e-mail alla sede del club.
L'Agabi provvederà a devolvere quanto raccolto.
Se non sei socio e desideri contribuire contattaci ti invieremo i dettagli per la donazione.
Segui questo link per iscriverti al club.

Studio in corso: "I reagenti acquistati tramite AGaBi verranno utilizzati per studiare il ruolo dell'Interferone felino nella protezione o suscettibilità alle infezioni da Coronavirus e la conseguente applicazione clinica di questa molecola"

 


 


MAMMA B – MASCHIO A? VADEMECUM ANTI MEN

di Mathilde Bonetti

Avete deciso di far coprire la vostra femmina B da un maschio A ed è arrivato il momento del parto? Niente panico: nutrire i cuccioli artificialmente sarà un’esperienza unica e gioiosa, che vi unirà alla vostra gatta ancora di più!
Ecco una serie di informazioni pratiche per portare a termine la giornata di allattamento con tettarella obbligatoria per evitare la MEN.

- La prima regola è essere presenti e ben svegli. Se lavorate, nei giorni previsti per il parto, prendete ferie o malattia e restate accanto alla gatta. E se pensate che potrebbe entrare in travaglio di sera, preparate una caraffa di caffè forte: sarà una lunga notte!
- Uno o due giorni prima del parto vestite la gatta con una tutina in modo che le mammelle restino “inaccessibili”. Consiglio di abituare la gatta prima del parto a questo indumento in modo che poi non si senta impacciata. Nel giro di un paio d’ore, la tutina diventerà una seconda pelle e non la infastidirà per niente.
- Il materiale migliore per la tutina è la microfibra: da un collant a 50 denari, ricavate un tubino ritagliando un pezzo di tessuto dalla parte alta della gamba. La lunghezza del tubino ovviamente, varia in base al corpo della micia, ma per la mia personale esperienza, meglio abbondare che deficiere! Ai lati del tubino, vanno poi tagliati quattro piccoli fori per le zampe. Tenete presente che la microfibra è molto elastica quindi i buchi per le zampe devono essere piccoli come una moneta da 2 euro: si allargano facilmente e “vestiranno” a pennello.
- Provate la tutina alla micia: la parte più stretta del tubino deve restare verso la testa mentre la parte più ampia (cioè dove il giro coscia del collant si allarga) è ideale come pancera. Controllate che l’indumento non stringa e che i capezzoli restino completamente coperti, anche quando la gatta si muove o si sposta. La parte dei genitali invece deve essere completamente libera in modo che la micia possa sporcare senza impedimenti.
- Preparate una siringa da 2,5 o 5 cc e il barattolo del latte artificiale. Io consiglio a tutti il KMR in polvere, che è il più buono come appetibilità e il più completo a livello nutrizionale. Fate inoltre bollire in un pentolino dell’acqua minerale che poi lasciate raffreddare. (vedere box accanto per le dosi della miscela)
- Potete usare la siringa semplice oppure ricoprire il beccuccio con una tettarella di gomma. Se ne trovano di specifiche per siringhe a certe fiere feline, ma potete anche ricavare questo ciuccio ritagliando la parte terminale di una tettarella da biberon per piccoli mammiferi e infilandola poi sulla siringa. La tettarella va bucata in due o tre punti con un grosso spillo da balia, in modo da rendere i fori simili il più possibile a quelli del capezzolo.
- Al momento del parto assistete la gatta come sempre. Cominciate e nutrire il primo piccolo quando è “pronto”, cioè appena la mamma l’ha pulito. Lasciate il piccolo adagiato a pancia in giù nella cuccia, preferibilmente accanto alla mamma, infilategli la tettarella fra le labbra e fate una leggera pressione per fargli “sentire” il gusto del latte. In genere dopo le prime gocce, il piccolo comincerà a “tirare” e vedrete lo stantuffo della siringa scendere da solo. In caso contrario, fatelo mangiare goccia a goccia: quando le labbra sono sporche, aspettate che deglutisca e fate scendere in bocca altre gocce.
- Tenete presente che i cuccioli devono mangiare circa 1-1,5 cc di latte ogni due ore quindi la dose di ogni poppata si esaurisce in fretta.
- Dopo il pasto massaggiate delicatamente con uno spazzolino da denti per neonati il piccolo su fianchi e schiena e controllate che la mamma lo lecchi.
- Ripetete lo stesso a ogni cucciolo che nasce e poi a intervalli di ogni due ore per 24 ore. Ricordatevi che se i cuccioli non hanno fame non cercheranno le tettine della mamma! Io permettevo loro di succhiare fino anche a 2,5 cc a pasto e li nutrivo quando li sentivo “pigolare”.
- Dopo 24 ore (questo dato è fornito dalle allevatrici del birman-fellowship che praticano da anni accoppiamenti misti A+B) potete svestire la mamma e lasciare che i cuccioli succhino da lei.

ULTIMI CONSIGLI
Pesate i cuccioli appena nati e 12 ore dopo. Devono essere aumentati di 5-8 gr o comunque non diminuiti.
Prima di permettere loro di succhiare dalla mamma, tirate un capezzolo della gatta e controllate che il latte sia bianco e senza odore. In caso contrario consultatevi con il veterinario e continuate con l’allattamento artificiale.
Non interrompete di colpo l’allattamento con la siringa: anche quando la mamma potrà provvedere ai cuccioli continuate con un po’ di integrazione, una o due volte al giorno.
Ricordatevi di controllare sempre il peso dei piccoli di giorno in giorno: deve aumentare dai 5 ai 15 grammi o comunque non diminuire, altrimenti “aiutateli” con la formula.
Lavatevi sempre le mani prima di toccare i cuccioli.
Prima di somministrare loro la formula, scaldate la siringa piena a bagnomaria o sotto il getto dell’acqua calda e “sentite” la temperatura facendo poi cadere qualche goccia sul polso: non deve essere né fredda né calda.

 
BOX: DOSI
Il latte artificiale si prepara sempre nella stessa maniera: miscelando l’acqua a temperatura ambiente con la formula. Anche le dosi si equivalgono indipendentemente dalla marca di latte prescelta: 1 cucchiaio da cucina raso di polvere e 2 cucchiai colmi di acqua.
Il quantitativo ottenuto è la dose che un gattino neonato dovrebbe consumare in un giorno per i primi due-tre giorni di vita.
Se la cucciolata è di 3 o 4 gattini raddoppiate le dosi, mettete acqua e formula in uno shaker o in un barattolo di omogeneizzato pulito e agitate con forza.
La quantità ottenuta vi basterà per uno o due pasti, ma dopo 10-12 ore è meglio preparare la miscela di nuovo, in modo che sia sempre fresca.
Non siate maniacali al grammo nelle dosi perché i piccoli si regolano: se hanno fame pigolano e la stessa mamma miagolerà per chiamarvi, se dormono, crescono regolarmente di peso e sono tranquilli sono sazi!



 

 


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