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Foto e Favole Birmane
a cura di Mathilde Bonetti
Altre due favole inedite in arrivo!! Verrano inserite dopo il 7 maggio.
Birmana Jones
(link
esterno)
Ma Miao Maramiao
Lion King Simbaah
I l fiorellino e l'apone
birmotto
I l Peppone
Kida e Kabir
La Bella e La Bestia”
Lascia una luce accesa...”
Kida
La gatta parlante
Insolita
Trappola
I momenti che
mamma umana non dimentichera' mai
Innamorato allo specchio
Un
amore di lucertola
Ma Miao
Maramiao
di Loretta Bartolucci

Sono Pippi Daffy Duck altrimenti detta Pippina....sono la nonna di casa, e come voce della saggezza, anch’io voglio dire la mia!
Ehh gia’ mi voglio sfogare anch’io...e’ un mio diritto! Qui in casa oramai non si capisce piu’ nulla...ultimamente c’e’ stata una baraonda...mariti che prendevano il volo stile Simbotto l’apone birmotto...cuccioli che nascevano, altri matrimoni felini a sorpresa...e che diamine! Altro che Beautiful! Io comincio ad avere una veneranda eta’...ho i miei ritmi, i miei tempi...e qui tutti che si divertono a farmi confusione, che poi io non capisco piu’ nulla!
E come al solito, quando la situazione si fa critica, allora tornano buone anche le vecchiette come me! Ahh si, ve lo dico io! Perche’ quando mamma umana si e’ intristita tanto tanto, chi andava li a farle compagnia sul lettone o sul divano accoccolata sotto il suo braccio? E quando non mangiava, chi le apriva una scatoletta di Almo o Diamante ?( facciamo pure pubblicita’...chissa’ mai che mi regalano una fornitura?). E quando piangeva chi andava li a darle 2 leccatine sulle guanciotte? Io! Perche’ Ginger aveva il pancione, Kida aveva quei 4 marmocchietti pestiferi che me ne combinano di tutti i colori...Peppone pensa solo a mangiare e dormire e Simbotto, che e’ ormai costantemente super ringalluzzito ed in “caccia”, gira col suo scolapasta perche’....in tempi di carestia ogni buco e’ galleria!
Hihihi! Io quei pensieri non ce li ho piu’, e quindi mi tocca prendere in mano le redini della famigliola Umano-Birmotta e fare le veci del capofamiglia ( veci con la V eh?? Non sarete mica duri d’orecchi pure voi??!!)
Ahh...bei tempi andati! Meno male che non ho tanti acciacchi e sono ancora lesta lesta a scappar via da quei demonietti che mi mordono sempre le coscie di dietro! Io non ho piu’ l’eta’ per stare appresso ai cuccioli! Mi si incricca la schiena, ni viene il colpo della strega ed il nervo sciatico con quelle pesti! Allora mi sono ritagliata uno spazio tutto mio: il lettone di mamma Umana, precisamente in mezzo tra i 2 cuscini! Cosi’ non mi vede nessuno! Pero’ con l’eta’ soffro d’insonnia, ed alle 5 mi sveglio ed inizio a saltare sul como’ e comincio a graffiare lo specchio con la cornice di legno...la ex-cornice di legno vorrete dire, perche’ oramai e’ una scultura in bassorilievo con le mie unghiate! Mamma umana non lo sopporta...ciononostante non mi tira la ciabatta !( anche perche’ romperebbe lo specchio e 7 anni di disgrazia a noi non ci servono proprio! Ce ne abbiamo gia’ avute un pot-pourrie!). Lei, in trance, si alza, mi prende e mi chiude fuori dalla camera....Ed io per tutta risposta comincio a scolpire in bassorilievo gli stipiti della porta della camera. Lei si rialza, come una sonnambula e mi chiude in cucina. Ed io insisto...
Come va a finire? Che lei poi si sveglia di colpo, perche’ realizza che se mi chiude in cucina poi nessuno puo’ andare fuori in toilette...e mica si sa che succede con quei maschiacci la’ che fanno certe cose che sembrano dei dinosauri! Allora prende e si mette a dormire sul divano! E io mi accoccolo in mezzo alle gambe 5 minuti per darle soddisfazione...e poi le rubo il posto caldo nel lettone! Diciamo che questa tiritera succede 4 giorni su sette! Gli altri 3 gg l’ho vista dormire x terra col sacco a pelo assieme a Kida ed alle 4 canaglie piccole: Mickey Minnie Minou e Mulan!
Adesso sta appiccicata a Gingerbread ed ai 3 cat-toons Mowgli, Maid Marian e Megara!
Qui se non ti organizzi, con tutta questa tribu’ di pelosi rischio che mi cacciano fuori di casa a dormire! O sul balcone! Invece, alla fine, con un po’ di astuzia, mi cucco il letto tutto per me! Capito come si fa a giggionare gli Umani? Proprio vero che “papera” vecchia fa buon brodo!!
Meditate gente, meditate!
Vs. Pippina Daffy Duck
Lion King Simbaah
di Loretta Bartolucci

ROARRRR!
Mi chiamo Simba, Lion King Simba (ci tengo molto alla forma!), ecco
giustificato il mio saluto con ruggito! E per inciso: Alex di Madagascar
mi fa un baffo!
Solo Mamma Umana a due zampe mi sottovaluta e mi chiama “Simbotto”! Dai,
non è fair, non è carino per un macho grintoso come me! Ma che ci volete
fare, lei è fatta così e ce la dobbiamo tenere!
Alt!! Mi dicono Kida e gli altri dalla regia, come “ce la VOGLIAMO
tenere”? Una così coccolona dove la troviamo più? E infatti ecco una
storia, la mia storia, che vi voglio raccontare. Quando sono nato ero il
più grosso della cucciolata di 4. Poi quel pappone di PEPE’, ora detto
Peppone, si è attaccato alla tettona-ona ona più grossa di Mamma Ginger… e
si è ciucciato anche la mia parte! Vabbe’ Peppone è una pasta di gatto e
quindi l’ho lasciato fare, anche perché era il cocco dei Nonni Umani e si
era già capito che non avrebbe più varcato la soglia di casa – per uscire,
intendo. Diciamocelo, uno che si chiama PEPE’ LE PEW, La puzzola… che
grinta volete che abbia? Fa ridere i polli, al massimo mi fa le puzzette!
Io invece no… Io sono SIMMMBAAAH (con l’acca aspirata che fa scic e non
impegna!). Sono nato per l’avventura!
Sognavo la giungla, scorribande,
lotte furiose… Insomma, ero il cosiddetto “diritto” di monta e quindi
dovevo lasciare la famiglia per seguire un impetuoso destino! Me lo sono
sentito dire così spesso che poco a poco ci ho creduto anch’io! In realtà
non avevo proprio voglia di andarmene… qui è pieno di femmine! Però il
marito di mamma Umana era un po’ perplesso: siamo in 10 a casa, loro 2 e 8
di noi… ”un po’ troppi”, dice lui. E Mamma Umana, con il cuore stretto e
tritato come una polpetta, ha acconsentito alla mia dipartita. A pensarci
bene ci ha fregato proprio bene tutti quanti! Cioè, sembrava davvero
convinta… Ma poi ho notato che continuava a rimandare il giorno e alla
fine ha fatto il colpaccio! Mi raccomando, non ditelo in giro: è un
segreto che sappiamo solo noi 8 pelosi e una cuginetta! Beh, sapete che ha
fatto quella “lullona”? La sera prima che andassi via, non è riuscita
dormire per i sensi di colpa… Oh, certo, sono sì SIMBAAAH, ma non uno
sprovveduto! Quando voglio, so fare il gatto MAMMONE con la M maiuscola.
Ed ecco quindi che l’ultima sera mi sono attaccato alla sua caviglia come
una cozza patella sfoderando il mio sguardo assassino, appositamente
studiato e copiato ad arte dal Gatto con gli stivali di Shrek 2! Dico,
avete presente quel gattone, doppiato da Antonio Banderas che fa lo
sguardo languido a Shrek? Due occhioni tipo palla da biliardo? Beh, io ho
brancato la mamma alle caviglie, le sono saltato in braccio, le ho
sventolato il codone sotto il naso e… TA-DAK! Le ho piazzato anche gli
occhioni davanti ai suoi, naso contro naso, attaccando il motorino
fusorio!
Successo garantito, ragazzi, al 900%! Mamma umana infatti è crollata come
Wall Street in un giorno nero, si è sciolta come la neve, è scoppiata in
lacrime causando un pseudo Tsunami in camera da letto! Alle 8 del mattino
ha chiamato il suo amico dicendogli che non ce la fa a separarsi da me e…
mi ricompra!! Vittoria!!! Cioè, capiamoci bene: io sono un duro, un
coraggioso, sono nato per l’avventura… ma mi giravano parecchio gli
zebedei ad andarmene via! Ueh, qui si sta bene, si mangia, si ronfa, si
gioca, mi coccolano e mi trattano come il Re della Foresta… E poi c’è
quella bella gattona di Kida che mi intriga tantissimo! E’ più grande di
me, ma che importa? Significa che ha più esperienza, no? E quindi eccoci
di nuovo tutti insieme appassionatamente! Mamma umana ha poi glissato e
mentito spudoratamente alla grande, dicendo che non mi volevano più e che
quindi le “toccava” tenermi! Altrimenti sapete che strigliata che le dava
il marito!! Ovviamente non ha detto a nessuno che mi ha ricomprato e ha
fatto sparire le tracce! Quando ci si mette, è furba come me, cioè come un
gatto! E per non perdere i suoi “pelosi”, come ci chiama lei, ha sfoderato
gli artigli al pari della leonesse di Discovery Channel!
Capito che dritta? Beh, ora vi saluto… Hakuna Matata!!
Yours SIMBA!
Il fiorellino e l'apone birmotto
by GingerBread
Di Loretta Bartolucci
Mieeewww sono Ginger-bread, la mamma del Simbotto, del Peppone, Ariel e
Lady...sono una gatta divorziata , perche’ mio marito Diky e’ un gattaiolo
ed io mi sono trovata piu’ corna in testa che un cesto di lumache! E’ un
bel fusto seal-tabbone, ma accidenti fanno tutte le gatte-morte con lui!
Insomma, con i tempi che corrono non e’ facile trovare un mari-gatto
fedele..io insisto con Mamma umana affinche’ lei prenda un seal tabbone
tutto per me...ma avendo prole al seguito non e’ facile trovare un marito
perbene!
Fare la mamma-single capobranco e’ un impegno mica da ridere! 2 figlie le
ho sistemate bene,ma i ragazzi invece stanno ancora a casa e non si
guadagnano ancora da vivere..sti’ figli!
Il Peppone pacioccone ancora si trastulla con i giochi...quel monello del
Simba scavezzacollo invece e’ un po’ troppo precoce per la sua eta’ e mi
da’ dei grossi problemi.
Sono si’ una madre moderna di larghe vedute, eppure quando questo birmotto
a capodanno mi ha annunciato che si era fidanzato e probabilmente stava
per diventare padre...beh, m’e’ cascato il mondo addosso! Dai, con tutti i
mezzi che ci sono, possibile che la sua felina sia rimasta incinta subito
cosi’ alla prima esperienza?
Per carita’, lei e’ una tipina carina, tutta minutina con due occhioni
blublublublu...faceva l’innocentina! Intanto pero’...con mio figlio,
insomma, ha inscenato la storiella del fiorellino impollinato dall’apone
birmotto!
Che scandalo per i nonni Umani e per il marito di Mamma Umana....altre
bocche da sfamare! E sti’ ragazzi sono pure minorenni!Siamo gia’ in 6+2...la
convivenza si fa problematica. Meno male che Mamma umana mi ha confortato
e mi ha sorretto in questa difficile situazione: dove c’e’ posto per 6
c’e’ posto anche per...mah? Non voglio sapere! Quella si e’ gia’ scritta
tutti i nomi Disney che iniziano per M, per i futuri nascituri! E gia’
marca male....Mickey Mouse, Minnie mouse...cavolo non ci siamo proprio!
Quelli mi nascono gia’ con le turbe psichiche e le crisi di identita’!O
no?
Intanto devo far quadrare il bilancio ed ho dovuto cedere la mia camera da
letto ai due fidanzatini...perche’ lei comincia ad avere il pancione e
quindi deve stare comoda. Simbotto dice che Kidina e’ l’amore della sua
vita, e viceversa...l’amore, parola grossa! Sono ancora giovani sti’
birmotti...chissa’ se saranno in grado di mandare avanti la loro famiglia,
e prendersi tutte le responsabilita’? Ne ho parlato con mia mamma pelosa
Pippi...lei e’ vedova purtroppo ed e’ un po’ all’antica : “ai miei tempi
queste cose non succedevano: ci si sposava e si facevano le cose per bene!
Che vergogna”.
Altri tempi, si sa’...tutta colpa della mici-visione e di micionet! Mamma
umana intanto sta preparando i corredini all’uncinetto...io penso gia’
alle levatacce che dovro’ fare per dar da mangiare ai birmini quando
nascono! Tra Kidina, Simbotto e Peppone il dormiglione, tocchera’ sempre
alla sottoscritta ad alzarsi per non sentire i miagolii a squarciagola dei
birmy-bimbi! Ahh beh, se sono stati grandi per far quelle cose li, sono
anche grandi per spupazzarseli i loro cuccioli...e mi sa che io me la
sgattaiolo via alle Micioldive in vacanza! Mieeewww! Parola di Gingerina!
Il Peppone
di Loretta Bartolucci
(da leggersi in “bulgnes”, sorbole!)
Siore e siori, mi presento..sciono
il PEPPONE

Ma poteva mica mancare la mia
storiella, va là!
Me sono il gattone tsi-tsi-oone,
o “cicciunas”, come mi chiama l’amica della Mamma a due zampe, Di nome
faccio Le Pew Pepe’, ma va’ te che mi chiamano tutti “il Peppone”!
Orbene, mica che mangio “turtelein”,
ma son grosso come un porcello...e siccome mi sono strafogato da piccolo e
non “fazzio” movimento, è più il tempo che rotolo come un cotechino che
non quando cammino. E al pensier del cotechino, la mi vibra anche il
baffino, e mi viene il languorino!
Sorbole, io mi pulisco tutte le
ciotoline, crocchette, scatolette e pure le patatine... Ho un appetito
sopraffino, mi mangio la ciotola pur del mio vicino!
Va là, sono un bontempone, con
me giocano tutti perche’ sono paciocco...e non sto lì a far tante storie
come la nonna Pippi, mamma Ginger o Kidina! Il mio compagno di scorribande
è Simbaah… c’azzecca niente con Don Camillo perché è un diavoletto fatto e
finito e come nel film di Guareschi. Siamo due pesti ma ci vogliamo bene!
Amarcord che un po’ di tempo
fa, c’ho avuto un problemino... col pancino... va là che avete capito!
Saran sta’ i “turtelein” o chissà... socc’mel, un mese di inferno!
La mamma a due zampe la
diceva:” Cut venia un azidènt!! Ma Peppone... sei uno sporcaccione...ti
metto il pannolone!!! Ma sara’ mica colpa mia... sorbole, c’avevo tutto un
movimento intestinale che era un portento... e quando mi scappava, andavo
lento lento! Sorbole che guaio… La mamma a due zampe mi ha messo a
digiuno, poi mi ha dato solo il pollo lesso (va’ te, che con l’influenza
dei polli ora mica si scherza, socc’mel), poi le crocchette... e poi vai
di antibiotici! Che 3 su 4, quelle pastigliette lì, mica le mangiavo:
quando meno se lo immaginava, splut, le sputavo via! Boia un mond lader,
sono amare com’ el velen! Sorbole son diventato striminzito, meno male che
la dottoressa, la m’ha fa un punturone al cortisone che ha rimesso in
sesto il pancione! E adesso mi strafogo pure lo zampone, il cotechino, la
lasagna e il panettone! Sono tornato bello pasciuto, e infatti a Natale
son saltato sulla tavola e ho rotto due piatti del servizio buono della
mamma! Con questo cosa volevo dire? Non lo so, però c'ho ragione e i fatti
mi cosano.
La Bella e la Bestia
di Felinadia

C’era una volta una gattina molto dolce nata in una casa piena d’amore,
dove era circondata da attenzioni e affetto. E non solo dai primi giorni
di vita… ma addirittura prima!!
Era stata desiderata, agognata e amata.
Adorava stare con la sua mamma, con la sua sorellina e i suoi fratellini;
adorava giocare con loro e combinare tutte quelle piccole marachelle
tipiche della sua età. La sua voce era squillante e allegra in ogni
momento, sia che chiamasse per la pappa, sia che miagolasse per essere
accarezzata - accarezzata non con una mano sola, ovviamente… ma con due!!
Perché lei voleva sentirsi amata il doppio, nonostante fosse già
amatissima!
A una certa età poi, venne il giorno in cui la piccola dovette lasciare la
sua adorata mamma felina e la sua adorante mamma umana per andare nella
sua nuova casetta, dove i suoi nuovi genitori umani e i suoi nuovi amici
felini l’attendevano da tempo.
Ma il distacco per lei non fu traumatico… Infatti la sua dolce mamma
Phalbalà, con la sua innata sensibilità e la sua intelligenza, aveva
occupato per una buona mezz’ora il trasportino imbottito che i nuovi
genitori avevano approntato per il viaggio. Grazie a questo accorgimento,
la piccola poté sentire l’odore della sua mamma per tutto il tragitto e
tranquillizzarsi.
Presto, la piccola Guenhwyvar fu nella sua nuova casa. Molti odori nuovi
arrivarono al suo nasino… E molti gatti si avvicinarono a lei. Alcuni la
temevano… e lei si domandò subito perché, ad esempio, quel grosso birmano
seal point che tanto somigliava a Zio Matisse avesse così paura di lei.
Poi però pensò che anche il grosso Zio Matisse la temeva, soprattutto
quando si muoveva rapida! Comunque, in poco tempo riuscì a conquistare
quel micione timido: gli si avvicinò tutta gobba ma al tempo stesso, con
estrema lentezza, proprio come piaceva a Zio Matisse.
Poi fu la volta di entrare nelle grazie di un’elegante gatta dall’aria
perennemente contrariata, che alla fine non solo le diede il benvenuto, ma
anche qualche leccatina, permettendole di addormentarsi accoccolata contro
il suo lungo pelo.
Nella nuova casa abitava anche una gattona eccentrica di un colore
stranissimo, timida ma curiosa. Con lei però l’amicizia fu lenta. Infatti
Luna – così la chiamavano gli umani – se poteva, la evitava, soprattutto
quando lei saltava e correva veloce!
Per fortuna c’era anche qualcuno che aveva più o meno la sua età: una
birmanina poco più grande di lei con la quale fu amicizia a prima vista!!
Si piacquero immediatamente, e lessero l’una negli occhi dell’altra
promesse di eterne scorribande e di giochi infiniti. Sembravano due
sorelle e si vollero subito un gran bene. Guenhwyvar la amò perché le
sembrava di aver ritrovato la sua sorellina, mentre a Isabeau non parve
vero di avere finalmente un’amica così simile a lei, con tanta voglia di
giocare e di coccole!!
Ma gli incontri non erano finiti. E l’ultimo fu letteralmente sconvolgente
per la piccola Guenhwyvar: era un essere mai aveva visto prima, nemmeno
nel grosso acquario che aveva nella sua vecchia casa, e neanche in quello
della casa nuova… La creatura in questione sembrava essere un gatto, ma
era chiaramente troppo strano per esserlo davvero: innanzitutto aveva
troppo poco pelo, poi il colore degli occhi era inverosimile, e poi era
troppo grosso, con zampe lunghe lunghe come un ragno e la testa
cuneiforme… Non poteva essere un gattino come lei, o come la sua mamma, o
come la sua amichetta Isabeau!!
Guenhwyvar se ne tenne alla larga il più possibile. Il “mostro” aveva un
appetito mostruoso, appunto (più di lei, e già questo era di per sé
incredibile). Insomma, era certa che l’avrebbe potuta mangiare in un sol
boccone!
Gli umani la adoravano, la vezzeggiavano e la coccolavano, ma la cosa più
incredibile era che coccolavano anche quell’animale!! I giorni passavano e
STRANAMENTE la Bestia grigia non l’aveva mai attaccata… Però ogni tanto,
soprattutto se lei dormiva, la annusava. Una volta le aveva anche dato una
leccatina… evidentemente per assaggiarla!!
La sua amica Isabeau invece non temeva quella strana Bestia. Anzi, quando
poteva, gli andava a dormire vicino, perché lui era grande e caldo e non
la sgridava mai.
Ma Guenhwyvar non si fidava perché la bestia era diversa persino nei
movimenti…
Poi una sera, la nuova mamma umana servì un manicaretto: polpa di pollo
arrosto. Servì prima una ciotola doppia e Spike – questo il nome della
Bestia – si fiondò come sempre all’arrembaggio… Anche lei si slanciò verso
la ciotola vincendo il timore, attratta com’era dall’aroma del pollo, ma
Lestat, il grosso gatto che somigliava a zio Matisse, fu più veloce…
Guenhwyvar si girò allora alla ricerca di un altro piatto fragrante, ma le
nuove ciotole che mamma umana aveva servito nel frattempo erano state
occupate rispettivamente da Isabeau, Tinèbra e Luna. Per 20 lunghissimi
secondi, lei credette di essere rimasta senza la sua parte di pollo e si
sentì tristissima. Per di più era accanto al mostro grigio e la cosa la
sgomentava più che mai!!
Ma inaspettatamente la Bestia la vide e si spostò lasciandole la sua
porzione di pollo. Lei si avvicinò e assaporò quei gustosi bocconcini, che
sembravano ancora più buoni ora, forse perché offerti dal “mostro”. E la
cosa più incredibile era che nonostante anche lui fosse un golosone, la
guardava mangiare con un’espressione estatica su quel suo strano muso
scuro.
Poi arrivò una nuova ciotola dall’alto e finalmente c’era pappa per
tutti!!
Da quel giorno, Guenhwyvar capì che la “bestia” era semplicemente un altro
micio dolcissimo con cui fare amicizia.
Ma soprattutto, scoprì che esistono molti tipi di gatti e che l’aspetto
esteriore conta poco se si ascolta la voce del cuore.

Kida e Kabir
di Loretta Bartolucci

Ciaomiaognao,
sono sempre la piccola Kida, ora soprannominata Kikkino peloso (Mamma
Umana ogni tanto si "stranisce" e ci chiama con nomi maschili... chissà
perché poi?)
Voglio raccontarvi un'altra avventura, quella in cui Mamma a due zampe
decide di diventare "genitore felino affidatario". Premetto che anche lei
ha un soprannome: noi la chiamiamo Sant’Antonio da Padova, perché basta
che trovi in giro qualcosa di piccolo, peloso o piumoso - anche il papero
PioPio - e lo porta a casa. È un po’ il suo modo per dire: "Micie pelose?
Ecco un altro batuffolo per farvi compagnia!”
Stavolta però il batuffolo in questione non era tanto piccolo: era un bel
cucciolone birmano blue point di circa 7 mesi, che doveva essere
temporaneamente ospitato prima di raggiungere i suoi nuovi genitori.
Orbene, Mamma a 2 zampe lo porta a casa, lo lava e cerca di farlo giocare
e sentire a suo agio. Lui è spaventato, anche perché la mia vera mamma –
quella pelosa – e mia sorella non lo vedono così di buon occhio, tanto che
gli soffiano certe alitate di pesce da stendere anche King Kong!
Risultato: lui sta nascosto sotto il tavolo tutto impaurito per quasi 24
ore. Io, che invece sono per la fratellanza felina, decido di consolarlo e
di giocarci assieme! Mamma a 2 zampe è contenta come una Pasqua, anche
perché Gongolo (è così lo chiamo io, visto che tanto sempre in famiglia
Disney siamo!) comincia a correre, giocare, miagolare e… annusare in modo
alquanto insistente le nostre parti intime! Sia i parenti pelosi che
quelli a 2 zampe sono un po' "straniti" da questo improvviso cambiamento,
anche perché lui ora non mi lascia davvero più in pace. Insomma, mi segue
come un’ombra e mi fa certe serenate che nemmeno ALBANO saprebbe fare!
Mamma Umana decide di chiamarlo KABIR, perché da cucciolo che era, ora
sembra un vero tigrotto della Malesia, un po' come Kabir Bedi nell'Isola
dei famosi! Mamma umana sperimenta tutte le emozioni: dalla perplessità al
dubbio atroce, fino a dare fuori di matto del tutto. Infatti si mette a
quattro zampe anche lei e comincia a girare come un segugio perché, dove
passa Kabir, sente un odorino che proprio non le piace!
Mia madre naturale – sempre quella pelosa – e mia sorella – pelosa anche
lei, è ovvio – si preoccupano di me e mi fanno un corso accelerato di
educazione sessuale, dicendo che non sta bene farsi annusare e strusciare
così... Ma io non ci pensavo neanche a fare "quelle cose"! Io voglio
giocare, voglio mangiargli i baffi, voglio correre... Lui invece… Oddio,
si è "ingrifato" da morire; è proprio innamorato perso. Mi annusa, mi
guarda e se ne sta lì a bocca aperta con un'espressione da ebete che è uno
spettacolo! Ma ditemi voi se è possibile! Io ho poco più di 5 mesi e
queste "cose" ancora non le capisco. Però mi dispiace un po' per lui
perché vedo che è proprio cotto come una pera!
Purtroppo arriva il giorno della partenza: Kabir, ora soprannominato
Trombone (a buon intenditor...), scappa sotto il letto e non ne vuol
sapere di lasciarmi. Anche a me dispiace in fondo, e quindi continuo a
fargli coraggio e lo accarezzo con le zampette.
Kabir alla fine se ne va mogio mogio e ora che non c'è più sentiamo tutti
la sua mancanza. Infondo, era un vero romanticone, tutto coccole e
serenate.
Chissà, magari un giorno ci rivedremo... Nel frattempo (ma non ditelo a
nessuno), ogni tanto ci sentiamo al telefono! Eh gia!
Ovviamente Mamma a 2 zampe non sa nulla, solo non si spiega come mai, un
giorno sì e uno no, trova la cornetta del telefono per terra!
Noi "ragazze" pelose abbiamo fatto un patto e quindi facciamo credere che
se il ricevitore non è al suo posto è perché lo abbiamo sbattuto giù
giocando… Eh sì, bella di padella, ma vedrete quando arriva la bolletta
che strigliata che ci aspetta!
Miaognao!

Lascia una luce accesa...
(Storia di Mezzanotte)
di Felinadia

Ho sempre pensato che i gatti che sono stati con noi durante la vita, in
un certo qual modo non ci lasciassero mai, che ci rimanessero sempre
accanto. Nel ricordo, nel cuore e nell’anima. Perché un amico speciale
come un gatto non si può dimenticare mai!
Da quando mi dedico all’allevamento, ho avuto occasione di parlare con
diverse persone che purtroppo ne hanno perso uno. Ognuna di loro ha
affrontato in modo diverso la cosa, ma un giorno una signora mi ha
raccontato una storia da brivido…. Brivido felino ovviamente!!
C’era una volta, in verità non molto tempo fa, un’anziana che viveva da
ben 12 anni con un vecchio birmano; un birmano un po’ spelacchiato a dirla
tutta, perché in gioventù aveva avuto l’onore e l’onere di partecipare a
diverse gloriose battaglie feline con i gatti del vicinato, per le molte
conturbanti gattine della zona. Nonostante l’età, il nostro eroe non
disdegnava tuttora la compagnia di dolci micine, anche se ormai non aveva
più voglia di battersi per loro! Il gatto si chiamava Mezzanotte.
Mezzanotte non era il suo vero nome, era un nomignolo che gli era stato
affibbiato dal marito della signora, quand’era ancora in vita, per via di
una stranissima particolarità di quel micio: temeva il buio!! Ovviamente
la notizia aveva fatto il giro del vicinato e la storia del gatto che
aveva paura del buio era a metà fra una barzelletta e una leggenda
metropolitana. Eppure era vera!! Se Mezzanotte restava in una camera
completamente buia gridava a squarciagola e si arrampicava ovunque
miagolando a più non posso. Era cura della sua proprietaria non lasciare
mai tutte le luci spente in casa se usciva di sera: l’abat jour della sua
stanza restava perennemente accesa, perché Mezzanotte, da buon gatto
birmano, aveva tanti vizi, fra cui quello di poter ronfare sul letto.
Un mattino d’inverno Mezzanotte uscì per la consueta passeggiata da “gatto
anziano” che faceva quotidianamente, ma all’ora del pranzo, nonostante gli
fosse stata preparata la sua pappa preferita e nonostante i ripetuti
richiami, di lui non c’era più l’ombra. La sua padrona decise di andare a
cercarlo e, aiutata anche da amici, vicini di casa e parenti, perlustrò
l’intero quartiere. A ogni coda che intravedeva s’illudeva che fosse
Mezzanotte. A ogni miagolio sperava che fosse lui che chiedeva aiuto;
s’immaginava il suo adorato gattone chiuso chissà dove o magari ferito,
forse addirittura morente. E quando alla sera tornò a casa tutta sola,
sapeva che se Mezzanotte non fosse tornato una parte di lei sarebbe morta,
e che la sua vita non sarebbe più stata la stessa…
Un pensiero assillante si fece strada in lei al calare delle tenebre:
ovunque fosse Mezzanotte avrebbe avuto paura del buio!! E non ci sarebbe
stato nessuno ad accendergli una luce. L’assalirono una tristezza e uno
sconforto infiniti e le lacrime scesero copiose dai suoi occhi. Poi le
venne in mente di accendere una candela e di lasciarla accesa sul
davanzale della finestra: magari Mezzanotte vedendola sarebbe tornato da
lei!! Almeno poteva illudersi di fare qualcosa… Ma i giorni trascorrevano
placidi e Mezzanotte non tornava a casa. L’anziana signora si era quasi
rassegnata.
Una notte, poco prima di Natale, iniziò a nevicare. Dal cielo cadevano
migliaia fiocchi di candidi, e pareva che il mondo fosse più piccolo e
ovattato… La signora desiderò con tutto il cuore sentire il corpo caldo
del suo Mezzanotte accoccolato accanto a sé… Le parve quasi di udire un
miagolio alla finestra della cucina al piano di sotto, dove c’era la
candela accesa. Allora corse giù e si precipitò alla finestra… All’inizio
non vide nulla, poi scorse delle impronte – indubbiamente feline – sulla
neve fresca. Il cuore le balzò nel petto. Corse fuori e proprio sotto la
finestra della cucina, vide un gattino piccolissimo, tutto intirizzito e
bagnato. Sembrava un fagotto scuro, ma quando la signora lo avvicinò alla
luce della finestra vide che era proprio uguale a Mezzanotte da piccolo!!
Riguardò le impronte: erano troppo grandi per essere di quel micino che a
malapena riusciva a tenersi in piedi!! All’improvviso sentì uno strano
rumore di fusa e quando alzò lo sguardo sul muretto che circondava la
casa, le parve di vedere, stagliata contro i fiocchi bianchi, la sagoma
famigliare di Mezzanotte. La donna sbatté le palpebre e lo chiamò, ma la
sagoma, pur non muovendosi, diventava sempre più indistinta fino a sparire
del tutto. Alla signora piace credere che Mezzanotte sia ormai in cielo,
ma che le abbia lasciato un ultimo ricordo di sé. Le piace credere che,
attirato dalla luce della candela simbolo del suo amore per lui, fosse
venuto a darle un ultimo saluto. Il gattino non si chiama Mezzanotte,
perché non teme il buio, ma dorme anche lui con la sua padrona. Ogni notte
(e buona parte del giorno, anche).
Sul davanzale di quella casa però, la sera c’è sempre una candela accesa
per il dolce Mezzanotte.

Kida
di Loretta Bartolucci

Miao,
mi chiamo Kida, come la principessa Kidagakash del cartone animato
Atlantis... Che nome lungo e impronunciabile!, direte voi. Ehhh, ma la mia
Mamma Umana ha una fissa per i film di animazione, soprattutto quelli
della Disney, quindi in famiglia, ci chiamiamo tutti come i personaggi dei
cartoons. La mia mamma pelosa si chiama Daffy Duck, soprannominata Pippi
Calzelunghe per i calzini bianchi, e mia sorella è Ginger-bread from Shrek!
Ora sono una bella micetta di quasi 6 mesi e combino guai a go-go perché
sono vivace. Ma devo ammettere che da piccola sono stata un po’ sfortunata
e se non fosse stato per la Mamma Umana, che mi ha letteralmente riportato
in vita più volte per i baffi, a quest'ora ero già nel birmy-paradiso!
Insomma, la mia mamma pelosa Pippi aveva avuto già un parto difficile anni
fa, un cesareo, eppure questa volta ce l'ha messa tutta per farne uno
naturale… Così, una bella sera di giugno, ho fatto capolino io con i miei
baffetti corti corti.
I primi giorni sembrava tutto ok (la Mamma Umana dormiva per terra con me,
con la mamma pelosa e la mia sorellina più grande Ginger). Poi, a un certo
punto, ho iniziato a mangiar meno e ad avere strani tremori.
Mamma Umana, fifona e apprensiva come pochi, si è attaccata al telefono
contattando non uno, ma quattro veterinari diversi.
Ed ecco che iniziava il nostro calvario: con mamma pelosa andavamo al
pronto soccorso un giorno sì e uno no. Abbiamo trovato anche una
bravissima birmy-dottoressa che veniva a trovarci a casa e ci dava le
medicine!
Beh, io le tettine di mamma pelosa non le ho più viste perché era la mamma
umana che mi allattava… Bleah! Latte strano, pieno di medicine,
antibiotici, vitamine, sciroppetti vari, fermenti... E siccome io non
ciucciavo, a mamma pelosa Pippi è venuta anche la mastite! E via, avanti e
indietro dalla clinica! È proprio vero: chi ha il latte non ha i cuccioli
che ciucciano e chi vuole ciucciare non ha le tettine!
A Mamma Umana è venuto un mezzo esaurimento e si è presa le ferie perché
non hanno voluto riconoscerle la maternità felina al lavoro! Ci ha curato
24 ore su 24 per 2 mesi... Persino la Nonna e il Nonno erano coinvolti
(siamo pur sempre le nipotine pelose!)
Sapete una cosa? Un dottore mi aveva detto che non ce l'avrei fatta perché
ero debole... TIÈ! Ora sono ben pasciuta, corro come una matta e ho un
motorino “perpetuo” che garantisce fusa a profusione... Provare (purrrr)
per credere! (Prrrr).
Da questa esperienza vi posso quindi dire 3 cose:
1. Se credete nella reincarnazione, cercate di nascere Birmy a casa della
mia Mamma Umana: avrete nomi un po’ strambi ma state sicuri che sarete
trattati come pascià, coccolati e viziati da veri nababbi!
2. Se avete Birmy, fateci moltiplicare: le gioie della mater-felinità sono
irrinunciabili e sono una delle più belle esperienze che possa capitarvi.
3. Anche quando tutto rema contro e sembra che ci siano problemi di salute
insormontabili, non datevi mai per vinti e insistete con le cure, con
tanto amore, attenzione e coccole! Noi bimbetti “pelosi” saremo anche
delicati, ma siamo pur sempre felini con 7 vite! E ricordate che “Dio ha
creato il gatto per dare all'uomo la possibilità di accarezzare la tigre”.
Ora vi saluto: Mamma umana ha fatto l'albero di Natale... l'illusa! Ha
messo le palline infrangibili in basso pensando che così non le rompo...
Non sa che dalla madia, con un salto con triplo avvitamento ne ho già
fatte fuori 3 di quelle belle luccicose di vetro! Ma questo è un segreto
tra me e la Nonna!! shhhhh!
MiaoGnao
Kidina

La gatta
parlante
di Silvia Buganza - 10 anni
Salve, sono Chiara, sono una gattina siamese con una lunga storia. Sono
nata vicino a Bologna in una casa di campagna, ma già dopo una settimana
mi avevano allontanato dalla mia mamma. L'allevatrice infatti, voleva
farle fare subito degli altri cuccioli, così mi hanno messo in una gabbia
insieme a mia sorella. Più volte al giorno l'allevatrice ci portava il
latte, ma a me mancava la mia mamma con il suo calore, il suo "profumo"
speciale e le sue leccatine morbide. E diventavo ogni giorno più triste.
Finché arrivò una signora con alcuni bambini. Cercavano un gattino proprio
come noi… Mia sorella ha avuto paura e si è rintanata in fondo alla
gabbia, mentre io ho capito che quella signora era buona e aveva una voce
gentile, così mi sono fatta prendere in braccio. Con lei, come ho già
detto, c'erano dei bambini e io, come tutti i gatti, ho un po' paura dei
bambini, perché a volte ci fanno dei dispetti. Però, una di quei cuccioli
umani, appena mi ha vista ha esclamato :"Mamma, sembra proprio la mia
Chiara! Possiamo portarla a casa con noi? Ti prego!".
Mentre parlava, ho visto una lacrima brillare nei suoi occhi - occhi
azzurri proprio come i miei - e ho pensato che forse allora anche lei era
triste come me e magari, dopo tutto, non era nemmeno tanto male...
Sua madre mi ha messo in una gabbietta con un cuscino morbido sul fondo e
mi ha portata a casa. Qui ho incontrato una nuova amica di nome Wendy, una
gattina come me. Anzi, per essere precisi, lei è una micia birmana: mi
assomiglia tanto, solo che ha un pelo lungo e soffice che sembra fatto
apposta per me... Già, perché nei giorni freddi d'inverno mi ci accoccolo
dentro, vicino e intorno e mi riscaldo tutta, anche nel cuore.
Eh sì, anche quello, perché Wendy e io siamo diventate subito amiche:
insieme giochiamo, mangiamo, parlottiamo dei nostri amici umani e dormiamo
abbracciate in una cesta con un bel cuscino morbido. Accanto a lei e alla
bambina buona con gli occhi azzurri sono davvero felice, finalmente. E
quasi non penso più alla mia sorellina e al buon odore della mia mamma.
Questa è la mia storia raccontata proprio da me. Sì, perché io sono
Chiara, una gatta parlante. Ma quando guardo negli occhi la mia amica
umana, non servono parole: una carezza leggera, due fusa e ci vogliamo un
mondo di bene.

"
Insolita Trappola"
di Nadia Toffanello

A volte non è facile prevedere cosa frulla nella testa dei nostri gatti e
soprattutto cosa il destino ha in mente per loro... E per noi anche! Beh,
in quel tranquillo sabato mattina la nostra bella Isabeau aveva in mente
di combinarci uno scherzetto davvero terribile. Per noi, e per lei... A
dire il vero non era la prima volta che capitava. Però non con lei, bensì
con un altro dei nostri gatti soprannominato appunto "dove vai sono guai".
Ma questa è un'altra storia… per un'altra volta, magari! Torniamo a quel
bel sabato mattina, afoso come solo i sabati estivi piemontesi sanno
esserlo. Dopo avere sudato le classiche sette camicie per pulire casa da
cima a fondo; dopo aver aspirato le tonnellate di rotoli di pelo che
riescono ad accumularsi solo in pochi giorni di astinenza dalle faccende
domestiche, mi ero concessa il lusso di un bagno rinfrescante.
A casa nostra è praticamente impossibile fare il bagno con la porta
chiusa. Bisognerebbe sprangarla o mettersi i tappi alle orecchie, perché
fuori ci sono cinque individui lamentosi che piagnucolano, miagolano e
ULULANO. "Siiiiiiaaaammmmo qui tutti soli (!!!!), aprrrrriiii", "Apriii
vogliamo entraaaare", "Aprimiiiiiiii ti voglio tanto beeeeene"...
Quando finalmente la vincono e riescono a farsi aprire, saltano sulle
mensole e nel lavandino, rovesciano le boccette, leccano la doccia...
Insomma, fanno di tutto tranne che stare con me! Quando poi entro nella
vasca, mi ritrovo con 10 occhietti che mi fissano quasi si chiedessero:
"Ma che farà mai con tutta quell'acqua?!". Chissà, magari si domandano se
mi sto preparando anche io per un'expo, o forse se quella schiuma tanto
invitante si mangia… (Chi conosce i miei gatti indovinerà facilmente quale
di loro potrebbe pensare quest'ultima cosa).
Comunque, quel maledetto sabato mattina li lasciai entrare e dopo il loro
consueto giro di perlustrazione sembravano essersi calmati! Alcuni di
loro, visto che non c'erano novità, se ne andarono sdegnati. Rimasero solo
Isabeau, sua madre Tinèbra e papà Lestat (che ama intingere le zampette
anteriori nell'acqua della vasca). Io avevo appena preso in mano il
bagnoschiuma quando, con la coda dell'occhio, vidi la piccola Isabeau, che
al momento dell'incidente aveva circa 5 mesi, seguire TROPPO attentamente
i sinistri movimenti di una mosca. Mi irrigidii un po' perché la caccia
non porta mai a nulla di buono - affermazione che vale anche per gli
umani!! La mosca pensò bene di posarsi sul vetro, forse per dare un ultimo
sguardo al mondo, visto che con cinque gatti potenziali cacciatori sentiva
la fine ormai prossima. Un nanosecondo più tardi, per raggiungerla,
Isabeau salì sul termosifone collocato proprio sotto la finestra.
Cominciai ad agitarmi perché sapevo per esperienza che questi termosifoni
moderni non sono fatti solo per riscaldare l'ambiente, ma rappresentano
anche delle vere trappole per gattini!!!! Però al tempo stesso, non potevo
nemmeno balzare fuori della vasca: l'avrei spaventata, magari facendola
cadere e restare intrappolata. Allora mi alzai piano, presi l'accappatoio
con estrema lentezza e quatta quatta, mi avvicinai a lei.
Naturalmente, l'odiosa mosca riprese il volo proprio in quell'istante. E
Isabeau le andò dietro.
Risultato: accadde proprio quello che non doveva accadere. La vidi
scivolare sul metallo smaltato del calorifero/trappola (soprannominato da
lì in poi "termoschifoso") per rimanere poi incastrata con un polpastrello
della zampa sinistra fra le giunture.
PANICO… Cercai subito di liberarla ma lei si agitava ancora di più, un po'
per lo spavento un po' perché avere un polpastrello intrappolato non è
sicuramente la cosa più piacevole del mondo...
Avevo persino paura di toccarla perché mi sembrava quasi di peggiorare le
cose. Chiamai subito mio marito al lavoro: lui conosceva bene i nostri
termosifoni ed era già intervenuto con successo in situazioni analoghe.
Sette minuti dopo - che a me parvero sette ore - era già a casa...
La scena era concitata: Isabeau che piangeva dimenandosi tutta, io che
cercavo di tenerla sollevata in modo da impedirle di slogarsi la zampa...
Poi con l'aiuto di un cacciavite, mio marito allargò le giunture e riuscì
finalmente a liberarla. Immancabile la corsa dal veterinario per
assicurarci che non ci fosse niente di rotto. La piccola agguantamosche
stava meglio di tutti e il giorno dopo già saltava come una capretta
tibetana.
Ora i nostri termoschifosi sono tutti coperti! Ma che spavento!!

Ci sono molte cosa
nella vita che danno grandi emozioni, ma ho sentito dire che i giorni in
grado di cambiare per sempre il corso della nostra esistenza sono davvero
pochi, 5 o 6 al massimo. Sono giorni in cui facciamo determinate scelte, o
determinati incontri, oppure in cui il “fato” decide qualcosa di grande
per noi, nel bene e nel male….
Vi voglio raccontare uno di questi giorni.
Una giornata favolosa, speciale, fantastica e meravigliosa; una giornata
che ha cambiato per sempre la mia vita e che non dimenticherò mai. Perché
è una fra le più tenere, emozionanti, spaventose e a lieto fine che abbia
mai vissuto.
Una corsa in macchina, la porta di casa mia che si apre, un rapido scambio
di parole con mio marito, il cuore che batte forte e sembra che salti via,
lo stomaco in subbuglio come se contenesse mille farfalline. Poi uno
sguardo negli occhi dolci della mia gattina, che sembrava cercare proprio
me…
Lei è lì, seminascosta nella “casetta” di uno dei nostri tiragraffi. Ha
accanto due fagottini umidi, che si muovono appena, ma già cercano il suo
calore, il suo pelo morbido e rassicurante.
Noi sappiamo che non
è finita, sappiamo che “mancano” ancora due piccolini all’appello… Intanto
il mio tesoro, la mia tenera gattina mi guarda fiduciosa. Non ha paura.
L’ho sempre ammirata - e tutt’ora l’ammiro - per il coraggio che dimostra.
È forte e non teme niente, e a volte, vorrei essere anche io un suo
cucciolo per rifugiarmi fra le sue zampette ed essere consolata…
Restiamo lì a guardarla, in attesa… Nel frattempo, con un panno tiepido,
l’aiuto ad asciugare per bene il secondo cucciolo, che lei, troppo presa
dall’evento, non ha ancora lavato accuratamente. E tenere quel fagottino
caldo e un po’ umido fra le mani mi dà una sensazione strana, quasi avessi
l’onore di assistere a un piccolo grande miracolo della natura, che sta
avvenendo qui a casa mia, sotto i miei occhi. Sento di amare tantissimo la
mia gattina Tinèbra, ora mamma; sento di amarla così tanto che penso il
cuore mi possa scoppiare per l'intensità di quello che provo…
Sono anche spaventata: so che alcuni parti possono non avere il lieto fine
sperato e prego che tutto si concluda bene per la mia giovane mammina e
per i suoi piccoli.
Poi Tinèbra cambia
posizione, con le zampe posteriori che escono un po' dalla casettina. La
sentiamo emettere un verso strano, come un nitrito soffocato, sommesso… E
capiamo che sta per uscire il terzo cucciolo.
Il cuore è a mille.
Io le metto una mano sotto ai piedini ed è incredibile: lei spinge,
spinge… Con la mano libera stringo forte quella di mio marito… (più tardi
mi dirà che in realtà non la stavo solo stringendo: gliela stavo
stritolando!!)
In un attimo un
sacchettino lucido esce dalla mia meravigliosa gattina. Lei si affretta a
lavarlo, con la linguetta ruvida apre il sacchettino e ancora una volta,
il miracolo è lì davanti a noi: un musino tenerissimo e accigliato, che ai
nostri occhi è uno spettacolo indimenticabile… Passa una decina di minuti
ed ecco l’ultimo sacchettino. Mamma gatta nonostante la stanchezza, apre
anche questo e ci guarda, spossata ma anche fiera, un po' come ci dicesse:
“Visto?! Avevate tanta paura e invece ce l’ho fatta !!".
È sfinita la mia
Tinèbra…
Nel frattempo arriva
una delle nostre due veterinarie. Controlla i mici, ci dice che sono due
maschi e due femmine e che stanno bene, ci aiuta a tagliare gli ultimi due
cordoni ombelicali, che mamma Tinèbra, troppo presa dagli eventi, ha
scordato di eliminare. Poi naturalmente controlla Tinèbra e ci assicura
che sta bene anche lei. A me invece dice che non le sembro tanto in forma,
che sono molto pallida, più del solito e che forse un caffè mi farebbe
bene… Promette di tornare la sera stessa per un secondo controllo e se
necessario, anche il giorno dopo. Ma solo per calmare… ME !!! Perché la
gatta - assicura - sta benissimo…
Infatti, la nostra
dolce mammina un paio d’ore dopo parto aveva già deciso di lavarsi tutta
per bene, di fare una puntatina in cucina a mangiare e a giocare con i
suoi giochini preferiti, lasciandoci soli ad ammirare il miracolo che il
suo pancino birmano aveva appena dato alla luce.
Scopriremo più avanti
che si rivelerà una mamma meravigliosa nonostante la sua giovane età, e
che anche il papà, il nostro Lestat, l’aiuterà ad accudire la prole e a
educarla secondo i canoni felini…
Non dimenticherò mai l’emozione del primo parto, e quando sono triste o
insicura, ricordo quel momento di perfezione e delicatezza convincendomi
che la magia esista davvero ….

Innamorato allo specchio
di Felinadia

C’era una volta in una galassia lontana lontana…
No scusate questa è
un’altra storia… Ricominciamo: c’era una volta in una casetta birmana
birmana, una bella gattina di nome Luna. Era una birmana molto riservata e
nonostante avesse la possibilità di giocare con gli altri mici che
vivevano con lei, era segretamente innamorata di un bel gatto, eclettico e
misterioso… che però - ahimè - amava osservarla senza mai farsi avanti.
Luna era una bimba
quando era arrivata in quella casa e aveva ancora ben fresco in mente il
ricordo dei suoi fratellini, con i quali amava giocare e dormire. Così,
quando in cucina vide un bellissimo gattino tanto simile a lei, pensò per
un attimo che uno dei suoi compagni di marachelle l’avesse seguita in
questa grande avventura. Ma l’odore del nuovo amico era strano. Non
sgradevole, ma particolare… No, non poteva di certo trattarsi di uno dei
suoi fratellini!
Luna imparò presto a
giocare con gli altri mici della casa, ma una parte di lei era
costantemente attratta dal misterioso gattino che non miagolava mai, e che
la osservava sempre dalla cucina. Luna cresceva e il suo amico silenzioso
sembrava crescere assieme a lei. Ogni volta che i suoi nuovi amici le
facevano uno sgarbo o non la trattavano come lei avrebbe desiderato, Luna
scappava in cucina, dove trovava il suo amico paziente che la guardava, la
osservava e sicuramente capiva i suoi problemi. Già, perché se lei era
triste, anche lui lo era; se lei era felice anche lui sembrava esserlo.
Però non amava il contatto diretto. Qualche volta infatti, Luna si era
avvicinata e lui, forse spaventato, si era fatto sotto così rapidamente da
indurla a scappare o a ritrarsi. Eppure era dolcissimo, perché mai,
neppure per gioco, aveva cercato di farle del male…
Luna cresceva sempre
di più e il suo cuore era segretamente intrappolato dal magnetico sguardo
blu del gatto che viveva in cucina.
Ogni volta che andava
a trovarlo, gli occhi del suo amico non si staccavano un attimo da lei.
Sembrava che la guardassero nell’anima, direttamente.
E lei era convinta
che l’amore fosse lì pronto, che un giorno lui sarebbe diventato
coraggioso e sarebbe andato a dormire con lei, accoccolati insieme sul
divano della sala…
Ancora oggi, da
adulta, Luna va spesso a osservare il suo fidanzato. Il suo fidanzato
virtuale… Noi lo chiamiamo il “gatto che vive nel forno”.
Perché l’innamorato
segreto della nostra dolce Luna, altro non è che il suo stesso riflesso
nel forno a specchio. Ricordo ancora la sua espressione il giorno in cui
aprii il forno con lei presente: sgranò gli occhioni e rimase lì immobile…
Forse credeva che il suo amico sarebbe uscito. Ma dentro non c’era
nessuno… e lei sembrava così preoccupata… Che fare? Io richiusi subito il
forno. E Luna si precipitò allo sportello ad annusare il suo amico. Poi
tranquillizzata tornò a dormire…

Un amore di lucertola
di Mathilde Bonetti
La bella Fantàsia
veniva da un bosco atro, un bosco scuro nelle lontane terre del sud. E
come tutti i cuccioli abituati a rincorrere gli insetti in libertà e a
scovare i mille segreti che si nascondono sotto le foglie dei vecchi
alberi, o dietro un tronco, o ancora nei boccioli umidi di rugiada, non
sapeva come si sarebbe trovata in un piccolo appartamento in pieno centro
città.
In quella casa scoprì
la gioia di dormire sotto la trapunta con la sua nuova mamma, cosa che non
aveva mai fatto prima, e siccome era molto vanitosa era anche
contentissima di avere, per la prima volta nella vita, i guanti finalmente
bianchi anziché sporchi di terra… E poi nello stesso appartamento viveva
un vecchio gattaccio raccattato dalla strada che le insegnava i trucchi
della sua nuova vita agiata.
Però le mancava
qualcosa: il sole sul pelo e qualcosa da rincorrere che fosse vivo anziché
quegli stupidi topolini di pezza fluorescente. Allora si metteva alla
finestra e guardava i piccioni sulla grondaia con aria sognante e
contemplativa.
Ma un giorno a
primavera, scoprì l'iguana.
Certo, non era come
quelle lucertole di campagna cui aveva imparato a staccare la coda, da
brava cucciola dispettosa quale era. Quel rettile era imponente e
gigantesco e nessuno, nemmeno il vecchio gattaccio, osava avvicinarsi alla
sua coda, che poteva trasformarsi da un momento all'altro in un'arma
micidiale.
Però quel lucertolone
l'affascinava moltissimo. E che meraviglia la teca di vetro riscaldata
dove viveva, con quel microcosmo di piante, pozze d'acqua e tronchi di
mangrovia. Aveva un non so che di esotico e anche se non assomigliava per
niente al bosco atro da cui proveniva, la incuriosiva ogni giorno di più…
Così un giorno si fece
coraggio ed entrò. La teca era sempre aperta, perché l'iguana poteva
uscire per casa quando voleva, ma in genere, in quella stagione ancora
mite preferiva stare dentro al caldo. Nina - così si chiamava l'iguana -
non sembrava infastidita dalla presenza di quel batuffolo peloso dai
guanti bianchi. Anzi, sembrava divertita. A parte la sua mamma umana,
addosso alla quale le piaceva stare per assorbire il calore della pelle,
non aveva mai incontrato nessun altro essere a sangue caldo. Sì certo,
c'era quel gattone bianco e grigio… Ma era troppo grosso e con la faccia
troppo poco promettente per i suoi gusti. Invece Fantàsia era dolce e
delicata…
Dal canto suo, Fantàsia
aveva ritrovato in un attimo un mondo da esplorare dove splendeva sempre
il sole e una compagna di giochi insolita.
Già, perché da quel
giorno lei e Nina divennero inseparabili.

il prossimo racconto potrebbe essere il tuo...
mandaci le tue
birmifavole...
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